Regolamento qualità

 
I produttori agricoli che forniscono il Cornale :  
1. possiedono un'azienda di piccole dimensioni, tendenzialmente fondata sull'unità domestica;
 
2. lavorano personalmente nella propria azienda e controllano l'attività produttiva;

3. utilizzano varietà e/o razze animali non modificate geneticamente;

4. si avvalgono di metodi di coltura, lavorazione, trasformazione e stagionatura rispettosi della salute dell'uomo, degli animali e dell'ambiente, adottando tecniche di coltivazione 
biologica o biodinamica o di lotta integrata e/o di allevamento preferibilmente biologico.


Queste poche regole costituiscono da circa un decennio il Regolamento di qualità del Cornale. 
 
Ogni produttore è libero di far certificare, attraverso gli enti prestabiliti, i propri prodotti e la propria azienda, ma il Cornale valuta, sulla base del proprio Regolamento, anche tutte quelle piccole e piccolissime aziende che non possono permettersi una certificazione. Lo fa attraverso la conoscenza diretta dei produttori con i quali lavora e instaurando relazioni stabili con le aziende.
 
In questo modo l’esperienza diretta della qualità e la fiducia reciproca tra le persone diventano i veri certificatori del prodotto.  
 

 

Sulle certificazioni

 
Le certificazioni di origine o di qualità possono contribuire ad erodere l’autostima dei coltivatori i quali, per affermare credibilmente qualcosa su ciò che producono, hanno bisogno di un controllore o di un garante della loro onestà. Inoltre generano costi aggiuntivi, caricati sui coltivatori; spesso, all' inizio sono coperti da sovvenzioni pubbliche, ma quando queste vengono meno, quei costi possono:
1. contribuire a espellere dal mercato i piccoli produttori;
2. provocare un aumento di prezzi tale da espellere il prodotto dal mercato locale. 

Nel primo caso si ha un evidente paradosso: perché, non potendo sostenere autonomamente i costi aggiuntivi, i piccoli produttori – proprio quelli che, nel tempo delle generazioni e comunitariamente, hanno generato e tramandato la specificità delle varietà tradizionali e dei prodotti derivati – rischiano di essere esclusi dalla loro produzione certificata e, nel caso delle loro denominazioni di origine, dal legittimo uso del loro nome, ora “protetto”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 


La scelta di adottare sistemi di certificazione non può essere data per scontata, ma deve tenere conto della natura dei prodotti e del mercato che si vuole incoraggiare. I mercati di prossimità non hanno bisogno di certificazioni di alcun genere, perché funzionano sulla notorietà, sulla fiducia, sul controllo diretto dei consumatori.

Per il mercato di prossimità, basta incoraggiare forme di autocertificazione gestite collettivamente attraverso la cooperazione dei produttori, riservando la certificazione solo all’esportazione dei prodotti e lasciando che i costi aggiuntivi siano a esclusivo carico dei consumatori esterni al mercato locale.
Massimo Angelini

 

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