La leggenda del “Biondino” Robin Hood piemontese

Data: 
21 October, 2009

I vecchi della zona raccontano che alla Canta, chiamata “La Cascina dei misteri”, di notte, lungo i fossi, si riunivano le Fate e gli Spiriti... Sembra che realmente, nei primi anni del Novecento, la Cascina Canta sia stata rifugio del “Biondino”, bandito piemontese, passatore e amante della bella vita e delle belle donne.
Il “Biondin”, Francesco Demichelis, amava le donne, il vino e il ballo; passioni che gli furon fatali in una tiepida serata di inizio giugno sull’aia della Cascina Campesio a Carisio. Era nato il 16 Marzo 1871 a Villanova Monferrato, piccolo centro alle porte di Casale. Era un abile carrettiere, mestiere che affinò trascorrendo quattro anni di militare in cavalleria. Nella primavera del 1898, durante un viaggio di trasporto, assalito da un grassatore reagì violentemente uccidendolo, braccato dalle forze dell’ordine si diede alla macchia iniziando così la sua carriera di “Camminante”.
Con un complice, certo Luigi Fiando detto il Moretto, iniziò a girovagare per le cascine del vercellese, pavese e novarese. Grazie alla sua abilità nello sfuggire ai Carabinieri e alla sua generosità nello dispensare feste e libagioni, si creò la fama di “Robin Hood” delle risaie che rubava ai ricchi per dare a i poveri. La sera del 7 Giugno 1905, alla Cascina Campesio di Carisio, il “Biondin” in compagnia dell’amico Cesare De Maria di Saluggia, improvvisò la solita festa da ballo. Mentre volteggiava, al suono di una fisarmonica con la sua occasionale compagna, irruppero nell’aia le forze dell’ordine che da tempo lo stavano pedinando. Nel parapiglia generale il De Maria si arrese mentre il Demichelis ingaggiò un duello con il Carabiniere Raffaele Soverini che, sebbene ferito, lo colpì al petto uccidendolo all’istante. La morte del “Biondin” ebbe una vastissima eco, alcuni giornalisti scrissero: “... questa sarà l’ultima volta che si parlerà del Biondino dopodichè il suo nome cadrà nell’oblio...”.
Si sbagliavano. Le sue gesta, ingigantite e mitizzate, furono consegnate ai “Cantastorie” e per decenni le loro ballate echeggiarono tra le risaie ed i campi, trasformando il “Biondin” in personaggio simbolo e testimone della sorda e disperata voglia di ribellione che covava tra le classi subalterne agli inizi del ‘900. 

(Tratto da “Collezioni Carola”) 

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